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Ad un anno di distanza dall’attentato terroristico di Nizza che ha scosso tutti, abbiamo deciso di condividere questo messaggio di speranza.

Rinnoviamo la nostra condanna verso questi atti criminali terribili, esprimiamo il nostro dolore per le vittime e ci ergiamo uniti assieme a tutta l’umanità, nelle sue diversità, contro la paura. Solo uniti contro la paura potremo fare la nostra parte per sconfiggere questo male dell’umanità.

Abbiamo scelto di ricordare le vittime di Nizza e di tutti gli altri attentati terroristici condividendo un pensiero laico, fermamente convinti che dalla solidarietà tra ogni tipo di credenza si crei un futuro radioso per l’umanità. Marta Baggiani è laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche all’Università di Bologna e attualmente lavora al Communications Service dell’Istituto Universitario Europeo di Fiesole (FI). Di seguito le sue parole, scritte in un post su Facebook in reazione all’attentato di Nizza, che hanno fatto il giro del web un anno fa.

Mamma, morirò in un attacco terroristico. Ve lo dico perché è molto probabile che ciò accada. Faccio parte di quella parte privilegiata di giovani over 20 che hanno avuto la possibilità di studiare e girare un po’ il mondo. E non l’hanno fatto per poi chiudersi in casa. 

Certo, fossi nata ad Aleppo o a Kabul, adesso non staremmo qui a parlare di questa cosa, visto che difficilmente, e senza troppo clamore, sarei arrivata a questa età. Ma faccio parte di questa parte di mondo che fino a ieri poco faceva caso ai terroristi che facevano centinaia di morti al giorno in Medio Oriente. Poi il problema si è spostato più in qua. Per questo morirò in questa guerra, forse. I vostri genitori, o più probabilmente i vostri nonni, sono morti in altre guerre, più facilmente identificabili come tali, ma non per questo meno atroci.

Oggi io mi sento di combattere una guerra: una lotta contro la paura, contro l’ignoranza, contro chi ci vuole spaventati e manipolabili. A tutti loro dico: NOI NON ABBIAMO PAURA. Ci siamo fatti in quattro per aprire le nostre menti, sui libri ma soprattutto in giro per il mondo, dove abbiamo raccolto il fiore della tolleranza e piantato il seme dell’amicizia, quella che non guarda alla religione e al colore della pelle. Non avremo paura di prendere i nostri aerei per vedere se quei semi crescono. Non avremo paura di continuare a viaggiare, vedere, toccare, sorridere, amare oltre ogni confine. Lo faremo per la nostra causa. La nostra lotta è senza bombe, ma noi non abbiamo paura. E se cadremo vorrà dire che, come i nostri bisnonni non troppi anni fa, avremo combattuto per il valore più bello che c’è: la nostra LIBERTÀ. Questa è la nostra resistenza”.