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“Una moschea che sia espressione della città e del suo insieme. Ma finche sul tema dei luoghi di culto ci sarà il vuoto normativo attuale sarà difficile fare passi avanti”. È Yassine Lafram a parlare, Segretario dell’UCOII e coordinatore della Comunità islamica bolognese, portando alla luce un problema di cui non si parla spesso. La concentrazione infatti si sposta sempre sul problematica e non sulla sua soluzione.

È vero che oggi la possibilità di avere un luogo dove pregare per la comunità musulmana italiana dipende esclusivamente dalla disponibilità e flessibilità del sindaci e amministrazioni comunali, dato che non esiste una legge nazionale che regola l’apertura di moschee o sale preghiera islamiche. Questo è un vuoto normativo immenso, visti gli enormi vantaggi che una legge chiara potrebbe portare. Le regole che fissano le modalità e gli spazi idonei per la costruzione o l’apertura di un luogo di culto islamico porterebbero le comunità islamiche locali ad uscire dall’attuale situazione precaria che li costringe a pregare in scantinati, garage o ex capannoni. Riprendendo le parole di Lafram, i luoghi di preghiera islamici in Italia spesso “sono luoghi invisibili, in situazioni arrangiate alla meglio”. La conseguenza di questa precarietà è la paura e la diffidenza, causata da questo ‘arrangiarsi’ in luoghi non appropriati, che per questa ragione rimangono “invisibili”.

Il sogno, allora, sarebbe la costruzione o l’apertura di luoghi più ampi, con un’architettura e un design con rimandi chiari ed espliciti al luogo in cui sono, degni per essere aperti a tutta la cittadinanza di qualsiasi fede religiosa e non, che rispecchino la trasparenza che le istituzioni continuamente richiedono alla Comunità islamica italiana, non non mettendola però nelle condizioni di poterla realizzare. Per questo ci uniamo all’appello di Yassine Lafram: Moschea, serve una legge nazionale.