×

In seguito ad un servizio televisivo relativo ad un Imam – o presunto tale – che usa metodi non ortodossi e di carattere violento nei confronti di donne per lo svolgimento della ruqya (pratica simile all’esorcismo), l’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia condanna ogni tipo di pratica che non derivi dagli autentici insegnamenti della tradizione islamica e che arrechi danno fisico o psicologico a donne o uomini.

In tal senso, l’U.CO.I.I. invita tutti i membri delle comunità islamiche in Italia che abbiano subito violenze con il pretesto della ruqya, della preghiera o di qualsiasi altro tipo di attività cultuale, o religiosa a denunciare immediatamente tutti i fatti alle forze dell’ordine. Questo per preservare l’integrità della Comunità, per salvaguardare la persona e ogni altra potenziale vittima. Sono disponibili anche sportelli di ascolto presso alcune comunità islamiche ed in particolare segnaliamo il Progetto Aisha che da anni si prodiga contro i maltrattamenti verso le donne.

L’U.CO.I.I. ritiene altresì che una valida soluzione a questo tipo di problematiche, dovuta anche agli imam “fai da te”, sia arrivare al riconoscimento dell’Islam da parte dello Stato e l’istituzione di un’Intesa che ne codifichi le regole di controllo e cooperazione.

Infine, segnaliamo che l’Associazione degli Imam e delle Guide Religiose in Italia si è espressa in merito alle metodologie relative alle pratiche di conduzione della ruqya. Qualsiasi metodo alternativo non è da considerarsi autentico agli insegnamenti della tradizione islamica, quindi estraneo all’Islam e ai suoi insegnamenti.