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L’Islam riconosce l’”altro” e apprezza la diversità. In un versetto coranico si dice “Oh gente abbiate timore di Dio, del Creatore, che ha creato un’unica anima, ha fatto di essa la sua sposa e ha fatto voi uomini e donne diversi uno dall’altro”. Perciò se il messaggio coranico conosce e valorizza la diversità, chi siamo noi per cancellare l’altro?

L’Islam non solo riconosce la diversità intesa come “famiglia umana” ma anche all’interno dell’ambiente, inteso come flora e fauna. Non è casuale che nell’arca di Noè tutti sono stati invitati a entrare e non come individui, ma come coppie. Questo perché senza l’altro non si può vivere. Avrebbe potuto convocarli individualmente, invece sono state chiamate le coppie, uomo e donna, allora l’altro, il diverso.

Questo come principio coranico, ma anche nei dei detti del profeta Muhammad, la Pace sia con Lui, si cita spesso l’unità di questa “famiglia umana”, siamo infatti come un unico corpo, se si ammala una parte tutto il corpo prova dolore. Questo per porre l’accento sul fatto che questo “altro” è tuo fratello.

Sia il Profeta Muhammad che la prima Costituzione, nella Carta di Medina, hanno preso in considerazione l’altro, inteso come diverso, sia per fede religiosa che per pensiero. Per esempio si citano gli ebrei, come una comunità che vive in questa realtà di cittadinanza, e anche le tribù, riconosciute nel loro nome e nella loro diversità, ma considerate un’unica comunità.

Questa è la teoria, la realtà pratica, purtroppo, non è così.

Ognuno di noi dà l’interpretazione dell’altro più comoda per se stesso. Io personalmente sono cresciuto con questa teoria, ma quando si parlava di fratellanza, intendevo fratelli di sangue o musulmani. Andando ad approfondire questo concetto ho capito che esiste una fratellanza umana, una fratellanza di sangue, una fratellanza religiosa e non sono una contro l’altra, ma al contrario sono una il completamento dell’altra. Questo purtroppo non è un concetto compreso da tutti gli uomini e le donne su questa terra in modo così trasparente. Allora tocca a noi lavorare in questa direzione.

Nel passato nell’altro vedevamo il nemico, la realtà negativa, che deve essere eliminato. Abbiamo bisogno di una nuova cultura in cui possiamo vedere nell’altro una risorsa, una ricchezza accogliendo e apprezzando le differenze. Certamente deve essere inserito in un processo culturale, che sarà sicuramente difficile, perché difficilmente si cambiano le abitudini, ma insieme possiamo farlo. Se però ci muoviamo Musulmani da soli, Ebrei da soli, credenti da una parte, non credenti dall’altra, non andremo da nessuna parte ma insieme possiamo affrontare un processo culturale di trasformazione.

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