×

“Le radici comuni: compassione e misericordia. Praticare l’accoglienza reciproca e la riconciliazione”.

Prosegue il percorso comune dei fedeli cristiani e islamici. Anche a Lecce, lo scorso 27 ottobre sono stati fatti alcuni passi insieme, presso il salone parrocchiale della parrocchia di San Pio (nel territorio di pertinenza della parrocchia, da alcuni mesi, è stata aperta la nuova moschea per la preghiera dei fedeli islamici). 

Sul versante dei “dialogatori” cristiani e islamici, a livello mondiale, questo processo si è avviato da secoli con la pacifica convivenza in tante realtà del pianeta, ricevendo poi con forza un nuovo impulso dai tragici eventi del fatidico 11 settembre 2001. In seguito a quell’evento, infatti, si potevano seguire tante strade di conflitto, così come di fatto è accaduto ma, tra queste, una via è stata tracciata in ordine al dialogo possibile che, lontana dai clamori mediatici, per il tredicesimo anno si ripete in varie parti dell’Italia e del mondo, accanto ai tanti esempi di amicizia umana ordinaria.

Nell’introdurre la serata, Massimo Vergari, delegato arcivescovile per il dialogo interreligioso, ha detto che “questa riflessione congiunta fra fedeli dell’islam e i cristiani dopo l’11 settembre, non si è voluta ricordare in quella data, ma il 27 ottobre, quando nel 1986 papa Giovanni Paolo II promosse ilgrande incontro tra le religioni per la pace ad Assisi. Questo incontro, dunque – prosegue Vergari – concorre alle sinergie del dialogo per la pace nel mondo”.

Nei suoi saluti, il parroco don Salvatore Carriero, condivide la praticità del dialogo quotidiano, non solo per la vicinanza della moschea, ma anche per la ordinarietà del servizio della caritas parrocchiale che mai ha chiesto, nel compiere il proprio servizio di aiuto a chi era in difficoltà, il credo di appartenenza. “Il titolo riporta Le radici comuni delle fedi che si incontrano non solo per la convivenza – conclude don Salvatore – ma, nella condivisione dello stesso Dio, in questo degrado religioso e culturale, anche per una cooperazione a servizio della persona”.

Don Carlo Santoro, assistente spirituale dell’ufficio per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso della diocesi, interviene sottolineando come nel dialogo non dobbiamo far finta che non ci siano difficoltà. Ognuno nella verità che professa, senza travestirsi, può comunque dialogare. Cristiani e musulmani possono e devono dialogare.

“Noi spesso abbiamo attribuito a Dio piuttosto caratteristiche umane, rendendolo patrigno e giudice tremendo e, anche se lui ci ha fatto a sua immagine, gli abbiamo, come dire, ricambiato il favore…” continua don Carlo.  

Ma già nel primo testamento sono presenti molti esempi del Dio di misericordia e compassionevole e, fra le molteplici citazioni delle Scritture, don Carlo rende chiaro come l’esperienza“dell’assenza di Dio”, quando l’uomo si allontana da lui, è la sperimentazione di una divinità irosa, mentre il Padre vuole essere vicino sempre per amore. Tra i tanti esempi possibili dei vangeli, le parabole della misericordia e, tra queste, quella del buon samaritano dove Dio dice che la sofferenza dell’uomo, per amore e misericordia, diviene sofferenza di Cristo stesso. 

Don Carlo conclude il suo intervento dicendo che “non puoi essere discepolo di un Dio misericordioso se non divieni tu stesso misericordioso”.

Saiffedine Maaroufi è l’imam della comunità islamica del Salento. 

Ribadisce l’importanza di un credo che esca dalla teorie e questo può avvenire solo se praticato quotidianamente. Il Corano lo ripete in più circostanze, chiedendo al proprio fedele di vedere nell’altro tutto il bene che c’è, piuttosto che il male. È faticoso per noi uomini così come siamo abituati a giudicare carichi di pregiudizi verso le persone e gli avvenimenti, ma bisogna trovare sempre una ragione per andare incontro a chi la vita ci mette accanto.

Il profeta Maometto indica l’amore di Dio per i propri servi più di quello di una mamma per i propri figli. Ci sono tanti esempi nella tradizione islamica dove si evince questo immenso amore di Dio per l’uomo. Sin dal racconto della creazione Dio dialoga con i suoi angeli e li invita a credere nell’uomo. Li invita al cambiamento, perché proprio il cambiamento da un vecchio modo di essere e pensare, ci permette di entrare nella misericordia di Dio. Egli desidera innalzare l’amore degli uomini e come, per esempio, l’ingiustizia è un peccato verso Dio, così lo è anche quando l’ingiustizia è fatta fra gli uomini: un vero peccato!

“La fratellanza è aiutata dalla misericordia e dalla compassione, che sono le radici della convivenza umana. Armiamoci di compassione e misericordia – conclude l’imam – anche verso chi predica l’odio, poiché così mostriamo che è vero che noi siamo servi dell’unico Dio”.