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Fonte: Islam-online.it

“… Ma per coloro che a stento possono sopportarlo c’è una espiazione, il nutrimento di un povero, e se qualcuno da’ di più è meglio per lui. Ma meglio è per voi digiunare, se lo sapeste…”
Noi ci muoviamo in questa società in un orizzonte antropocentrico, l’essere umano cioè riempie tutto lo spazio nelle diverse latitudini, quella verticale è diventata l’astronomia o poco ci manca. La Divinità assente dalla vita sociale è relegata in una specie di sottoscala che viene chiamato coscienza, parola che in questo caso perde di nobiltà e significa è affare tuo, sbrigatela come vuoi ma in privato, non dare fastidio.
Anche per chi è religioso l’essenziale è essere brave persone, comportarsi bene, fare del bene agli altri, specie agli ultimi. Il meglio non è più la fede, ma ciò che dovrebbe generare in un’anima sincera. Il dovere di amare gli altri è presente in modo forte anche nelle fonti dell’islam, basti pensare al famoso hadith: “nessuno di voi avrà vera fede (o la completezza della fede) finché non amerà per il proprio fratello ciò che ama per se stesso”, o anche al versetto citato, che è molto interessante perché da una parte ci fa vedere la “consanguineità” tra digiuno e carità verso i poveri, dall’altra però afferma in modo chiaro una priorità: digiunare, se si può è meglio di tutto, anche dell’atto più nobile che si iscrive nel rapporto tra esseri umani. E questa priorità del digiuno che si iscrive nell’orizzonte della fede, “o voi che credete vi è prescritto il digiuno…” a sua volta la nutre e la fortifica, e induce alla generosità: “Si tramanda da Ibn ‘Abbas: “L’Inviato di Dio (su di lui la preghiera e la pace divine) era il più generoso degli uomini; ed era più generoso che mai durante il mese di Ramadân, quando Gabriele lo andava a trovare e gli insegnava il Corano recitandolo assieme a lui (kâna…yudârisu-hu l-qur’ân), cosa che succedeva ogni notte di Ramadan. Allora l’Inviato di Dio era più generoso del vento inviato [dal Signore].”

Patrizia Khadija Dal Monte